Pubblicato da: lanternino | 20 aprile 2009

Recensione del nuovo album degli Aram Quartet “Il Pericolo Di Essere Liberi”

Carissimi Lettori,

oggi ospitiamo per la prima volta un articolo di Daniela Cevenini che d’ora in avanti contribuirà alla crescita del Blog con i suoi articoli attenti e professionali. Eccovi una recensione da lei curata del nuovo album degli Aram Quartet, gruppo vocale rivelazione che vinse la passata edizione di X-factor.

Copertina album Aram Quartet

Eccomi qui, con il cd sullo stereo e il booklet fra le mani.

L’ho ascoltato molte volte da venerdì mattina, in momenti diversi, con diversi stati d’animo: a volte distrattamente a volte con attenzione, con l’entusiasmo di chi lo ha aspettato a lungo e poi con lo spirito critico di chi lo ha aspettato a lungo.

In fondo ogni valutazione si potrebbe riassumere in un “mi piace” o “non mi piace”, ma io amo le sfumature quindi aggiungo qualche osservazione.

Nel suo complesso trovo questo cd un buon lavoro, che merita di trovare un posto di rilievo nel panorama musicale italiano. Musicalmente molto vario, il che non guasta, abituati come siamo ad interpreti che replicano se stessi all’infinito.

Mi pare che alla base ci sia un lavoro di ricerca fatto con molta attenzione e che coglie suggestioni da diversi stili ed epoche, strizzando l’occhio ai Beatles. Mi tornano in mente gli archi di Eleanor Rigby e le parti corali dei Fab Four, ma sento anche analogie con Clocks dei Coldplay, con un certo modo di usare la voce di Alex Baroni, con quel suono di chitarra rock che ci ha accompagnato da Jimi Hendrix al Liga di “Io ti ho vista già”. E ho trovato divertente che l’unica donna nominata nell’album sia una Rita, come la vigilessa impietosa immortalata da McCartney come Lovely Rita nell’album Sgt.Pepper’s.

Non altrettanto coinvolgente e suggestivo invece l’insieme dei testi che risultano talvolta costruiti con un linguaggio più simile all’adattamento in italiano di un testo pop inglese, che a un brano nato per la nostra lingua. Intendo dire che mentre un testo inglese, per la natura stessa della cultura e della lingua anglosassone riesce a rendere ogni idea con un linguaggio molto semplice, l’equivalente in italiano rischia di diventare un po’ banale, talvolta ridondante (penso ad esempio a “spero passi in fretta, al più presto” di Come quando fuori piove). “With or without you” non ha lo stesso impatto di “con o senza di te”.

Ne consegue un risultato altalenante dal punto di vista della produzione lirica, che alterna momenti di impatto emotivo e di perfetta coerenza fra musica e parole ad altri in cui si avverte la mancanza di innovazione e l’effetto tormentone è in agguato dietro l’angolo.

Ottimi gli arrangiamenti vocali curati dagli stessi ARAM, che sotto una apparente semplicità rivelano , se ce n’era ancora bisogno, doti interpretative e artistiche d’eccezione.

Ritorno infine sulla decisione di avere un solista per ogni brano, per sottolineare come questa scelta si sia rivelata meno “drastica” di quanto potesse apparire dal singolo. In molti dei pezzi dell’album infatti la voce solista funge solo da traino per le parti corali o è accompagnata da una seconda voce, per cui il cd non risulta frammentario, ma piuttosto ben combinato. L’alchimia c’è ancora.

Singolarmente:

IL PERICOLO E’ IL MIO MESTIERE: confermo la buona valutazione fatta a caldo

OGGI VOGLIO BENE AL MONDO: si poteva osare un po’, di più sia in termini di melodia sia, soprattutto, di liriche. Complessivamente risulta una sorta di classico melodico ben fatto anche se non particolarmente coinvolgente.

LICENZA PER UCCIDERE: un pezzo che presenta una certa maturità artistica, ben costruito e armonizzato. Molto bella la partitura del pianoforte. Interpretazione sentita che sa emozionare. Perfetto Michele come solista. Una delle mie preferite.

L’AMORE TUTTO PUO’: la melodia è nota a chi lo scorso anno seguiva le vicende dei nostri nel loft e possiamo confermarne la capacità di coinvolgimento anche nella versione “arricchita”. Il testo, non eccezionale ma gradevole, viene impreziosito dall’interpretazione di Antonio Maggio e dall’arrangiamento della seconda voce.

IL FUTURO NON E’ PIU’ QUELLO DI UNA VOLTA: un testo impegnato che meritava una scrittura più attenta e meno retorica. Complicato il passaggio musicale dalla strofa al ritornello che crea una frattura di stile poco comprensibile e toglie buona parte della connotazione rock al pezzo, fatta eccezione per il suono della chitarra distorta, che comunque sotto le parti corali disturba. Se non fosse per la bella prova di Antonio Ancora , un brano da dimenticare.

E’ GIA’ DOMENICA: un bel pezzo rock, in cui le parti corali sono volutamente ridotte a favore di una dimensione interpretativa più personale e intima, perfettamente in linea con un testo molto evocativo nella sua linearità. Totalmente a proprio agio Michele, che dà la giusta incisività al’interpretazione. Non mancherà nella mia personale playlist.

RITA NON HA PIETA’: un brano che ho trovato sinceramente divertente sia nella composizione sia nell’esecuzione. Grande leggerezza per un tema che perde qualunque connotazione di “scomodità” e diventa immediatamente familiare. Precisi e bravi tutti.

TROPPO BELLA PER ME: un pezzo allegro, brit pop, con un testo semplice, che ad un ascolto attento svela una interessantissima costruzione dei cori a sostegno della melodia: effetti, modulazioni swing quasi da doo uap, controcanto. Raffaele giustissimo come solista scanzonato e ironico.

COME QUANDO FUORI PIOVE: ottime armonizzazioni che si intersecano con misura alle parti di a solo. Qui l’alchimia del gruppo vocale è tangibile, complice una costruzione musicale molto adatta a far risaltare gli elementi di unità. Suggestiva.

100 FAVOLE FA: canzone dall’appeal radiofonico, con un contenuto interessante e un bel ritmo. Peccato per il ritornello “favole favole…” nell’insieme piuttosto inutile. Bella e d’impatto la parte finale. Amo particolarmente le interpretazioni di Antonio Ancora e Raffaele in questo pezzo.

CONTO FINO A TRE: l’arrangiamento oscilla fra i Beatles, il pop inglese e certa musica italiana degli anni ’90; il testo procede faticosamente e mi servono i sottotitoli per capire dove vuole andare a parare. Antonio Maggio è un front man credibile ma il brano non graffia.

LETTERA DAL FRONTE: nella top list delle mie preferite. Il testo di Raffaele è. Punto. Ben scritto, mai banale, coinvolgente, con quella giusta dose di ermetismo che aiuta ciascuno a trovare propri significati. La melodia lo supporta in pieno. La voce di Michele dà i brividi. I cori altrettanto. Standing ovation.

A cura di Daniela Cevenini

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Responses

  1. recensione perfetta! sono d’accordo con tutto *_*


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